     p 218 .


Paragrafo 4 . Lo stato.

     
Possiamo, a questo punto, riprendere in esame il Trattato teologico-
politico.  La  proposta politica di Spinoza,  infatti,  per  essere
compresa  pienamente,  ha bisogno, oltre  che  della  critica  alla
superstizione,

p 219 .

di tutti gli elementi relativi alle leggi della Natura che emergono
nell'Etica.

Il diritto di natura.

     
Qualsiasi  discorso sullo stato, infatti, non pu  prescindere  dal
diritto di natura. Il diritto naturale - per Spinoza - coincide con
quelle  leggi  di  natura  che determinano  e  governano  non  solo
l'esistenza  degli  uomini,  ma  di  tutti  gli  enti,  animati   e
inanimati. "Per diritto e istituzione di natura, non intendo  altro
che  le  regole naturali proprie di ogni essere, regole secondo  le
quali concepiamo ciascun individuo come naturalmente determinato ad
esistere e ad agire in un modo particolare"(81).
     E'  diritto  di  natura assecondare il  modo  in  cui  ciascun
individuo    determinato ad esistere, perch quella determinazione
altro non  che manifestazione della sostanza divina. "I pesci sono
per  natura determinati a nuotare e i pi grossi a mangiare  i  pi
piccoli; ed  dunque in forza di un sovrano diritto di natura che i
pesci  hanno nell'acqua il loro dominio e che quelli pi grossi  si
cibano degli altri"(82).
     Altra  regola,  che  abbiamo gi visto,    che,  per  natura,
ciascuna cosa si sforza, per quanto le  possibile, di mantenere la
propria  esistenza. "E' legge fondamentale della natura che ciascun
essere si sforzi di perseverare nel proprio stato per quanto gli  
possibile, e ci senza tener conto delle ragioni estranee, ma  solo
delle sue proprie"(83).
     Se   le   azioni  dettate  esclusivamente  dalle  passioni   e
dall'istinto  non  sono  passibili di  condanna  morale  in  quanto
naturali,  chiaro che esse non possono essere escluse dal  diritto
naturale:  il  saggio  ha diritto a vivere  secondo  ragione  nella
stessa  identica  misura in cui l'ignorante ha  diritto  a  seguire
l'istinto(84).
     Ci  sembra  importante sottolineare il criterio di uguaglianza
che  -  secondo Spinoza - vige nel diritto naturale: si  tratta  di
un'uguaglianza che esalta la diversit, che sottolinea come sia  la
legge,  cio  l'unicit  della norma, che rende  uguali  i  singoli
individui;  ma li rende uguali rispetto al diritto, non nella  loro
determinazione reale. Anzi, l'uguaglianza di tutti di  fronte  alla
legge    data  proprio dalla libert di ciascuno di  mantenere  la
propria diversit. L'uguaglianza di cui parla Spinoza non omologa e
non massifica, ma mira alla salvaguardia della natura specifica  di
ciascun    individuo;        un'uguaglianza    assoluta,    basata
sull'accettazione  della pi radicale diversit ed  espressa  dalla
formula  che  nega la differenza l dove essa  pi evidente:  "Non
scorgiamo differenze tra gli uomini e gli altri esseri
     
     p 220 .
     
     naturali, n tra gli uomini forniti di raziocinio e quelli che
ignorano la vera ragione, n tra gli sciocchi, i folli e i sani  di
spirito"(85).
     
Il diritto positivo.
     
Vivere esclusivamente secondo il diritto di natura significa,  come
dimostra  l'esempio dei pesci, accettare come naturale  che  quanti
hanno  una  maggiore forza per conservare se stessi possano  recare
danno - fino a negare l'esistenza - a quanti hanno forza minore; ma
implica  una condizione di ansiet, di inimicizia, di odio,  d'ira,
d'inganno e di quanto altro la cupidit pu suggerire(86).
     Per superare questa condizione  necessario un accordo tra gli
uomini.  E ci  possibile perch - come abbiamo visto -  anche  la
dimensione  collettiva della vita  un dato naturale (l'uomo    un
animale  sociale). L'accordo, per, non pu essere - come sosteneva
Hobbes  -  la  rinuncia assoluta al proprio diritto e alla  propria
forza  per delegarli interamente ad un sovrano che governi  facendo
legge  il  proprio arbitrio. Il patto sociale proposto  da  Spinoza
consiste  nell'esercizio collettivo, da parte dell'intera  societ,
dei diritti individuali di ciascuno(87).
     Lo stato  la forma in cui viene esercitato collettivamente il
diritto  di ciascuno. La forma dello stato proposta da Spinoza  pu
essere  ancora  quella dello stato assoluto, ma con limiti  che  la
differenziano  in  maniera nettissima dall'assolutismo  hobbesiano.
Innanzitutto  ci sono alcuni diritti il cui esercizio  continua  ad
avvenire  individualmente: si tratta del diritto  alla  libert  di
pensiero e di quello alla libert di espressione(88). Inoltre,  per
Spinoza,  evidente che la legge di natura implica il diritto  alla
ribellione:  "Sar depositario del diritto sovrano su  tutti  colui
che  potr esercitare l'autorit suprema, colui che in base ad essa
potr  costringere  ognuno con la forza [...].  Questi  avr  nelle
proprie  mani tale diritto per tutto il tempo (n pi n meno)  che
conserver  il  potere  di fare ci che vuole;  altrimenti  la  sua
autorit  sar precaria e nessuno che abbia pi forza di  lui  sar
tenuto, non volendo, ad obbedirgli"(89).
     La  via  d'uscita  dal  permanente  pericolo  di  rivolta  che
caratterizza  uno  stato  basato  esclusivamente  sulla   forza   
rappresentata per Spinoza dalla democrazia.
     "La  societ  pu  costituirsi senza che  si  venga  a  creare
conflitto  con  il  diritto  naturale,  e  ogni  patto  pu  essere
rispettato   con  piena  lealt  soddisfacendo  dunque   a   questa
condizione:  che  ciascuno alieni a favore della societ  tutta  la
potenza di cui dispone. La societ verr cos investita del sovrano
     
     p 221 .
     
     diritto di natura su ogni cosa, cio essa sola tratterr nelle
proprie  mani  l'autorit suprema [...].  Un  cos  inteso  diritto
esercitato  dalla  societ  intera    detto  "democrazia":  regime
politico  definibile appunto come unione di tutti i cittadini,  che
possiede ed esercita collegialmente un diritto sovrano su tutto ci
che  in suo potere"(90).
     Spinoza  intendeva riprendere e sviluppare la  sua  teoria  in
un'altra opera, il Trattato politico, rimasto incompiuto per la sua
morte  e  pubblicato  postumo. Il lavoro si  interrompe  al  quarto
paragrafo  del  capitolo  undicesimo,  dedicato  all'analisi  della
democrazia;   nel   terzo  paragrafo  si   legge:   "[Nel   governo
democratico]  tutti  coloro che sono soggetti  esclusivamente  alle
leggi patrie, che sono liberi di s e vivono onestamente, hanno  il
diritto  di voto nel supremo consiglio e di accesso alle  pubbliche
cariche"(91).
